Il Gioco delle sedie, ovvero la gestione delle demo alle Convention

Il Gioco delle sedie, ovvero la gestione delle demo alle Convention

Mai come quest’anno Play ha generato tutta una serie di discussioni di varia natura: prezzi dei giochi, sconti fiera, code, file ai tavoli, ecc…

Tra tutte le varie discussioni, molte in stile “social”, ovvero quelle nelle quali ciascuno dice la sua e nessuno ascolta gli altri, la discussione che più mi ha interessato è stata quella riguardante la durata e la gestione delle demo.

Non entrerò nel merito della discussione dal lato editore in quanto non appartengo alla categoria e, soprattuto, molti editori hanno persone pagate per gestire la cosa, o sono loro stessi formati in marketing e similari. Oppure hanno 30 anni di esperienza nelle manifestazioni, o tutte e due le cose.

Vorrei approcciarmi al discorso dal punto di vista del giocatore, visto che in questo ho 20 di esperienza da frequentatore di manifestazioni ludiche. (GenCon, Essen, Cannes, ModCon, Lucca, Play, LudicaMente, ecc…)

Possiamo distinguere le dimostrazioni in due grandi categorie: quelle fatte dalle associazioni e quelle fatte dagli editori.
Agli albori delle manifestazioni ludiche la maggior parte delle demo erano svolte da appassionati e da associazioni, mentre gli editori avevano pochi tavoli, se non nessuno. Ora, Essen Spiel docet, i tavoli dimostrativi sono – giustamente – il cuore nevralgico delle manifestazioni ludiche.

Demo Associative
Nella categoria inserisco, ovviamente, anche quelli fatte da appassionati o singoli, tutti volontari.
Le caratteristiche di queste demo sono (o dovrebbero essere):

  • Fatte da volontari: quindi non è detto che siano perfette, la persona che avete davanti non è pagata per farle, è un appassionato che ha deciso di dedicarvi del tempo;
  • Gratuite: voi non le pagate né le associazioni pagano chi le fa, anzi spesso sono un costo per le associazioni a causa dell’alta usura del gioco o della perdita dei pezzi.
  • Col fine di diffondere il gioco: il fine è, o dovrebbe essere, esclusivamente quello di farvi giocare, senza entrare in logiche di mercato o di marketing.

A parer mio l’approccio da tenere nei confronti di queste dimostrazioni – e dei loro dimostratori – può essere riassunto come: Rispettoso, in quanto avete di fronte una persona che ha scelto di essere li a farvi giocare, quando poteva andarsene per i fatti suoi per tutto il week-end; Comprensivo, sbagliare la regola x dopo 8 ore di dimostrazione capita, eccome se capita; Esigente, in queste dimostrazioni si esige di giocare, giustamente, tutta una partita completa, nessuno vi correrà dietro – siete tutti li per divertirvi!

Demo Editori

Parliamo delle dimostrazioni fatte nei vari stand delle Case Editrici.
Le caratteristiche di queste demo sono (o dovrebbero essere):

  • Professionali: chi è li è pagato per farvi giocare, quindi deve sapere bene il gioco che vi dimostra. É li per fare un servizio nei vostri confronti, comunque non è un vostro dipendente né un vostro schiavo. Non sempre le ditte possono permettersi 1 dimostratore per tavolo, spesso ciò non è un problema.
  • A pagamento: voi non pagherete nulla al dimostratore ovviamente (anche se a volte l’ho visto capitare), ma lo pagherete con l’eventuale acquisto del gioco. Insomma quel meccanismo che le ditte chiamano “tasso di conversione”
  • Col fine di vendere: Farvi divertire o appassionare ad un gioco non è il fine di queste demo, è un mezzo. Il fine è ovviamente vendervi il gioco. Può sembrare un atteggiamento cinico ma, in realtà è ciò che permette al nostro mondo di esistere: la vendita di un gioco!

L’approccio da tenere in queste dimostrazioni, sempre a parer mio, è il seguente:
Esigente: chi mi spiega il gioco deve essere competente, è pagato per farlo; Affamato: Tigelle a parte, sii affamato di giochi! Non concludere le partite permette un maggior ricircolo di giocatori e di giochi. É vero, leggevo dei conti a tal proposito, che per gli editori far giocare 100 o 200 persone su 35000 cambia percentualmente poco, per noi giocatori invece è diverso: provare 5 o 15 giochi cambia decisamente la percentuale. Intelligente: non sono lì per divertirmi ma per testare un prodotto, se voglio divertirmi vado nell’area associazioni (fortunatamente a Play è enorme e ben gestita). Se usate quest’ottica vedrete quanto cambierà il vostro modo di approcciarvi e anche la durata delle vostre demo. Ovviamente ci sono giochi che devono essere provati dall’inizio alla fine, ma non tutti sono così. La durata della demo dovete deciderla voi, nell’ambito delle vostre competenze e del vostro feeling. L’editore vi metterà nelle condizioni di provare al meglio il gioco (tutti i turni? solo alcuni? decideranno loro sulla base della strategia impostata), a voi il compito di osservare una piccola etichetta del buon giocatore:

  1. Stare al tavolo di gioco il tempo strettamente necessario per capire il gioco stesso. Spesso 3-4 turni bastano e avanzano.
  2. Ricordarsi che siete li per capire se il gioco fa per voi, non per divertirvi. Ovviamente nessuno vi vieta di divertirvi, anzi! Ma il focus dovrebbe rimanere sul capire se il gioco fa o meno per voi, poi vi divertirete a casa con calma.
  3. Non siate competitivi! Non siete li per vincere ma per capire se il prodotto fa al caso vostro! 10 minuti per una mossa non vi faranno capire se è il gioco che fa per voi, vi faranno semplicemente odiare da quelli che vengono dopo.
  4. Esplora! Se trovi un tavolo libero siediti! Invece di aspettare 50 minuti per provare un gioco del quale hai già letto 6 articoli e visto 4 video, e sai che comunque comprerai, tuffati a scoprire qualcosa di sconosciuto. Questo – soprattuto in fiera grandi come Essen – negli anni mi ha fatto portare a casa delle perle poco conosciute.

Ovviamente spero prenderete questa riflessione per quello che è, solo il mio parere! Spero che possa aiutarvi a fare un pensiero in più al prossimo tavolo demo nel quale sederete, anche se fosse un pensiero diametralmente opposto al mio!

Se vi va, commentate!

 

Faccio mie parole di altri. Così mi descrivono su Lega Nerd :) "Una persona guidata da due concetti straordinariamente positivi: stare insieme e giocare. Era dunque inevitabile che in gioventù fosse uno dei principali promotori di iniziative con l’associazione Amici Ludici di Mantova. Se il suo incarico da educatore lo mantiene attivo sul lato sociale, il suo impegno con l’app Il Gioco lo tiene estremamente impegnato in ambito ludico. Sua infatti la mente e la “penna” dietro molte delle anteprime che leggiamo sui nostri smartphone tutti i giorni, che lo rendono un importante influencer in ambito nazionale. Chi temeva che la paternità lo fermasse, dopo averlo visto presenziare alle più importanti fiere internazionali con pargolo al seguito, si è potuto ricredere!"

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